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sabato 9 febbraio 2013

Ieri a Tunisi





40.000 persone (secondo il ministero dell'interno) ai funerali di Chokri Belaid. 
Invece c'è chi parla di un milione e mezzo. Boh.


La vedova del politico ucciso, femminista, ha invitato le donne a partecipare in massa e a contravvenire alla regola dell'islam che vieterebbe alle donne la partecipazione alle cerimonie funebri!

Teppistelli hanno approfittato della situazione per sfogare della violenza, rubare, incendiare etc., sia presso il cimitero sia in centro città; un quotidiano nazionale afferma che siano ragazzetti pagati apposta per turbare la giornata dei funerali (boh!); la polizia ha lanciato lacrimogeni nel cimitero!

Manifestazioni in molte altre città della Tunisia.

Per lo stesso giorno, alcuni partiti più il sindacato hanno indetto uno sciopero generale: il paese si è completamente fermato.

In questo momento la situazione nelle strade si è calmata.
La vita quotidiana riprende nella sua normalità.
Resta da vedere come uscirà il paese da questa crisi politica!

mercoledì 6 febbraio 2013

Forse.

Il post precedente è stato da me scritto nei giorni scorsi, e si concludeva con un qualche genere di ottimismo: ottimismo che oggi sta registrando i suoi minimi storici, dissipato da una nube di lacrimogeni...
Questa mattina Chokri Belaid, un leader del Fronte Popolare (الجبهة الشعبية), insieme di partiti di opposizione di sinistra, è stato assassinato a colpi di pistola mentre usciva di casa. Ieri era apparso in tv e aveva mosso delle accuse al governo di Ennahdha, denunciando in particolare la presenza di milizie armate che compiono atti di violenza nei confronti delle forze di opposizione. Appunto.
Non è il primo omicidio politico, qualche mese fa membri di Ennahdha hanno ammazzato di botte un coordinatore locale del partito Nida' Tunes a Tataouine, nel profondo sud.
Abbiamo appreso la notizia stamattina in classe alle 9, ascoltando il notiziario alla radio con la prof., come facciamo ogni giorno. Un clima di incredulità e di gravità ha caratterizzato le ore successive; a un certo punto abbiamo sentito dall'aula voci di manifestanti che sfilavano in corteo.
All'uscita di scuola io e due amiche, sconvolte, ci dirigiamo verso il centro per vedere la manifestazione, e troviamo un grandissimo sit-in davanti al ministero dell'interno. Un senso di déjà vu pazzesco. Tra gli slogan che ho sentito: "Il popolo vuole abbattere il regime" (الشعب يريد إسقاط النظام), "Pane e acqua, no a Ennahdha" (خبز و ما و نهضة لا), "Ministero dell'Interno, ministero terrorista" (وزارة الداخلية وزارة إرهابية) e soprattutto un più che appropriato "No alla paura, no al terrore, il potere appartiene al popolo" (لا خوف, لا رعب, السلطة ملك الشعب).
Non faccio in tempo a pensare meno male che almeno c'è tutta questa gente indignata, che vedo qualche lancio di bottiglie di plastica e, immediata, la risposta della polizia: gente che scappa all'impazzata nella mia direzione, panico, sento gli spari e per un attimo mi invade il terrore, prima di realizzare che sono "solo" lacrimogeni. Accanto a me gente di ogni tipo, studenti, ragazzini, militanti del Fronte Popolare, donne con il velo, donne anziane. Mi giro a guardare indietro mentre corro e nella strada c'è un vuoto, persone che cadono per terra e poliziotti che danno loro addosso coi manganelli.
In breve la folla è dispersa.

Puoi leggere qui, qui e qui.

E adesso, che succede?