domenica 30 novembre 2014

I muri di Tunisi in un libro




E' passato tanto tempo ma, seppur di base a Roma, continuo ad andare e venire dalla mia seconda casa: la Tunisia.
Chi ricorda le decine di foto che ho scattato alle scritte sui muri di Tunisi, e magari ci si era un po' appassionato, sarà contento di sapere che sono state raccolte in un libro. Le foto sono accompagnate dalle mie considerazioni, più qualche contributo esterno - es. alcuni artisti tunisini e la prof.ssa di Storia contemporanea del mondo arabo Laura Guazzone.

Tre anni di politica tunisina letta attraverso gli umori della strada.

Il titolo è "I muri di Tunisi. Segni di rivolta". 
La casa editrice è Exòrma.

Ammirate il favoloso booktrailer! L'ha fatto la mia amica Yassmin, a Parigi, e vi dico solo che ha reclutato un'attrice russo-algerina e ha incluso delle riprese tremolanti che ho girato io a Bab el Khadhra, Tunisi, quest'estate. Poi seguono un paio di minuti con la mia capoccia e la descrizione del progetto ad opera di me medesima, che mi vergogno e gesticolo come un'indiavolata.
Voila:





Non so se lo avete capito, ma alla fine del video chiedo soldi. Eh sì, è un progetto finanziato dal basso e, se volete sostenerlo, cliccate qui per partecipare alla campagna di crowdfunding. La raccolta finisce a metà febbraio 2015. 
Dateci una mano a pubblicarlo: in cambio potrete sfogliare un'indagine originale sulla società tunisina nel suo periodo più interessante, e dare concretezza a questi particolarissimi documenti storici che sono...le scritte sui muri.

Qui c'è anche la pagina facebook dedicata.

E qui sotto vi metto un mio articolo del 3/4/2014 per Il Manifesto, che è un po' un riassunto di quello che trovate dentro al libro:




"Creare è resistere".



lunedì 17 giugno 2013

Sempre sempre

Adesso che torno in Italia, è giusto che si concluda questo blog.
Non posso che chiudere con questo valzer, che sembra si rivolga a una donna, ma solo a un orecchio disattento, perché in realtà è chiaro, specie dalle strofe, che parli alla Tunisia stessa.
 
L'autore è Yasser Jradi, musicista e calligrafo. La melodia in realtà non è originale, bensì ispirata a una canzone catalana dei tempi della resistenza contro Franco (questa). Le parole, invece, sono tunisine al 100%: vi metto sotto al video testo arabo e traduzione italiana (mia - anche se ringrazio amici sparsi per l'aiuto).

Un bacio a chi mi ha letto - spero che le cose che ho raccontato in questi mesi vi siano risultate in qualche modo interessanti, e vi mando un ultimo saluto dall'altra sponda del Mediterraneo.

:*




  ياسر جرادي - ديما ديما

نحلف بعرق البناية
اللي يهبط على الحجر يذوب
 باللي رجليهم حفايا
 و اللي تعبوا مالمكتوب

نحلف بيمين البحارة
  بالشمس و الريح و السحاب
نحلف بالموجة الغدارة 
لا لا على حبك ما نتوب 

لا لا ما نمل من صعبك علي
 نكتب اسمك بالدم في يدي 
نرجعلك ديما ديما ديما
 مهما زرعولي الشوك في الثنية
مهما الأيام حبت تهرب بيا
نرجعلك ديما ديما ديما
و نسقي زرعك بدموع عينيا 
مهما خنتيني انت عزيزة عليا 

نحلف بايدين الفلاحة 
اللي اتولدت في الشوك و التراب
 ولدت الخبز بجراحها 
و غلبت هالدهر الكذاب

نحلف بليالي الكناسة
 بخدام الحزام و الحطاب
 ولاد المنجم و الخماسة
لا لا على حبك ما نتوب

لا لا ما نمل من صعبك علي
 نكتب اسمك بالدم في يدي 
نرجعلك ديما ديما ديما
 مهما زرعولي الشوك في الثنية
مهما الأيام حبت تهرب بيا
نرجعلك ديما ديما ديما
و نسقي زرعك بدموع عينيا 
مهما خنتيني انت عزيزة عليا


Yasser Jradi - "Sempre sempre"

Giuro sul sudore dei muratori
che cade sulla pietra ed evapora
su chi ha i piedi scalzi
e su chi è sfinito dal destino.

Giuro sulla destra dei marinai
sul sole, sul vento e sulle nuvole
giuro sull'onda infida
no, no, non mi pento di amarti.

No, no, non mi stanco delle pene che mi dai
mi scrivo col sangue il tuo nome nelle mani
tornerò da te sempre, sempre sempre
anche se mi seminano la strada di spine
anche se i giorni mi portano via
tornerò da te sempre, sempre sempre
e innaffierò il tuo campo con le mie lacrime
anche se mi hai tradito mi sei cara.

Giuro sulle mani dei contadini
che sono nati tra la terra e le spine
che hanno fatto nascere il pane dalla loro ferita
e che hanno vinto sulla sorte bugiarda.

Giuro sulle notti degli spazzini
su chi fa i lavori pesanti e sui taglialegna
sui minatori e sui mezzadri
no, no, non mi pento di amarti.

No, no, non mi stanco delle pene che mi dai
mi scrivo col sangue il tuo nome nelle mani
tornerò da te sempre, sempre sempre
anche se mi seminano la strada di spine
anche se i giorni mi portano via
tornerò da te sempre, sempre sempre
e innaffierò il tuo campo con le mie lacrime
anche se mi hai tradito mi sei cara.

venerdì 14 giugno 2013

Tormentoni algerini

Se andate a casa di un qualsiasi tunisino un po' fricchettone, prima o poi è sicuro che qualcuno metterà una di queste due canzoni, entrambe di artisti algerini.
Per me ormai sono una droga.

1. Labess - "Dawina"



2. Gnawa Diffusion - "Ya laymi"


mercoledì 12 giugno 2013

Corsari!

Quando soggiornai per la prima volta in Tunisia, quasi tre anni fa, un giorno che mi trovavo a Tabarka e che chiesi il motivo della presenza in quel posto di un fortino genovese, mi furono raccontate un sacco di storie di corsari. Tipo che nel XVI secolo c'era questo temutissimo Barbarossa, corsaro e ammiraglio della flotta ottomana di base in Tunisia, che imperversava per le coste di tutto il Mediterraneo e che, una volta, diede la città di Tabarka ai genovesi per riscattare il suo fidato Dragut, che quelli avevano preso in ostaggio.

Però i corsari di cui voglio parlare qui...sono altri.

A introdurmi nel mondo del cyberattivismo in Tunisia è stato l'amico Aymen, ateo, anarchico, ingegnere informatico free-lance e hacker, conosciuto a inizio 2012, a un anno esatto dalla "rivoluzione". Come Barbarossa, adesso scorrazza libero per il mondo, nel senso che ha avuto una borsa da un'università svedese per sviluppare il suo personale progetto, che si chiama il "partito 2.0". Certo, per un giovane pirata informatico, per di più metallaro, la Svezia è il paradiso. Salvo, poi, quando la natura africana che è in lui si ribella al piattume e al gelo del nord e veleggia verso altre mete. Al  momento, il nostro si è appena spostato in Francia. Perché quando un tunisino conquista un visto Schengen, non lo ferma più nessuno. Un pirata tutto nero che per casa ha solo il ciel (cit.).

Ma torniamo a noi e alla comunità di "hacktivisti" in Tunisia: già prima della rivoluzione, dei ragazzi sostenitori dell'open source, del software libero, e delle libertà digitali - sì, mi sono dovuta documentare anche io sul significato esatto di queste parole - pur senza essere un gruppo strutturato, si ritrovavano e si confrontavano attraverso blog, chat e mailing list, in clandestinità e sotto la paura costante della sorveglianza del regime sul web.
Dopo la rivoluzione, è stato più facile associarsi "ufficialmente".
Premettiamo che uno degli attivisti in questione, un famoso blogger di nome Slim Amamou, dopo essere stato arrestato durante la rivoluzione, è stato poi nominato addirittura segretario alle politiche giovanili nei primi governi provvisori di Mohamed Ghannouchi e poi di Beji Caid Essebsi. E' stato in carica da gennaio a maggio 2011 e poi ha dato le dimissioni, nauseato.
A parte questa storia, una delle prime iniziative della comunità piratesca è stata, appunto un anno dopo la rivoluzione, l'apertura di uno HackerSpace, definito come "uno spazio di lavoro collaborativo e creativo per lo sviluppo di progetti scientifici, tecnici e artistici". E' stato il primo nel mondo arabo (qualche info sugli altri qui). Questo è il loro "wiki" messo a disposizione di chiunque voglia saperne di più o anche partecipare in prima persona.
Inizialmente, lo spazio fisico per questo progetto è stato offerto da Nawaat, famoso blog collettivo di informazione che lottava contro la censura già da prima della rivoluzione (l'ho già linkato più volte). Poi c'è stato qualche screzio.
Tra le iniziative nate in seno allo HackerSpace tunisino vi sono:

- i progetti OpenGov.tn e Open Tunisia che si battono, da una parte, per la divulgazione di informazioni tratte da fonti governative, per arrivare alla trasparenza dell'operato dello Stato davanti ai cittadini, e dall'altra per la partecipazione diretta dei cittadini stessi alla politica tramite mezzi informatici: non sono concetti nuovi, bensì sono quelli portati avanti dai partiti pirati in varie parti del mondo...magari ne sapete più di me. Da quello che posso capirne io, in questa utopia il governo dovrebbe essere più o meno come una gigantesca wikipedia, a disposizione di tutti e modificabile tramite le proposte e correzioni di tutti;

- il lancio del Telecomix tunisino, parte del progetto mondiale Telecomix, che mira a garantire un libero flusso di dati, senza censura e senza prendere le parti di nessuno.
Cito dal loro sito: "Telecomix is a sociocyphernetic telecommunist cluster of internet and data loving bots and people, always striving to protect and improve the internet and defend the free flow of data. Telecomix, just like the Internet, knows no borders technological or territorial. We have no specific agenda, IRCocratic leadership and no pre-determined practices. We are an occurance rather than a group; a siphonophoric organism transmitting its genome through memes and imitation rather than through rules and regulations. We are in love with the internet, we call this datalove, and if you want, you can join us simply by stepping into our chat below".

Tra le azioni più rilevanti di Telecomix, vi sono stati il tentativo di rompere il blackout dei mezzi di comunicazione in Egitto nei giorni delle prime proteste di piazza Tahrir, e di consentire, tutt'ora, un libero passaggio di informazioni dalla Siria - Telecomix ha, tra l'altro, fatto uscire allo scoperto una compagnia che fornisce servizi di sorveglianza web - la Blue Coat Systems - dimostrandone l'implicazione nel controllo della rete in Siria;

-  la stesura dello statuto del Partito Pirata tunisino (حزب القراصنة). Inizialmente clandestino, perché il Ministero dell'Interno non poteva ufficializzare un partito che non presentava né nomi dei dirigenti né strutturazione gerarchica interna, ma che si basa piuttosto su principi di orizzontalità, di uguaglianza totale nel processo decisionale e di pari possibilità di partecipazione per tutti (vedi qui), ha poi accettato di stare alle regole formali della burocrazia e adesso è legale e riconosciuto: si candiderà alle elezioni del 2018.

Una delle campagne promosse da questa nuova formazione politica è quella contro l'inserimento nella futura costituzione tunisina di un articolo che tutela la proprietà intellettuale. I pirati ritengono che copiare sia un diritto umano. Per di più, il Dipartimento di Stato americano sostiene indirettamente in Tunisia una campagna di sensibilizzazione nazionale contro la contraffazione. Il che, alla fin fine, non ha niente a che vedere con la salvaguardia delle idee, bensì coi profitti dei grandi marchi. In più, stiamo parlando della Tunisia...ripeto, la Tunisia: uno dei paesi in cui gira più roba tarocca al mondo! Eliminare questo mercato vorrebbe dire mandare sul lastrico migliaia di famiglie, nonché impedire a gran parte della popolazione l'utilizzo di strumenti tecnologici (quanti si possono permettere qua il cellulare originale?) o anche solo dei libri universitari (di norma fotocopiati a destra e a manca per risparmiare). Quindi cosa hanno fatto i pirati? Sono andati dritti a far firmare la loro contro-campagna di protesta...ai negozianti di dvd tarocchi. Cliccare qui per approfondire la vicenda.

Su tuuuuutte queste storie di pirati nerd qua che vi ho raccontato, potete leggere questo articolo qua, che fra le altre cose pone una domanda importante: per quanto giusto, quanto ha senso parlare di open source, open data, cyberdemocrazia eccetera, quando qui c'è non solo chi non ha un computer, ma anche chi non sa proprio leggere e scrivere, e che ha problemi ben più pressanti, come la disoccupazione e la fame?

Per quanto riguarda il progetto di Aymen, il partito 2.0, è ancora agli inizi, trovate un po' di cose qua e qua. Su di lui hanno scritto pure in Svezia. Sì, l'articolo è in svedese quindi non si capisce una mazza. Però la foto è coattissima. Sono orgogliosa del mio amico corsaro che sfida le intemperie.




Aggiornamento (febbraio 2014):
il progetto di Aymen è finalmente online e ora si chiama moua.tn (si prega di cliccarci sopra) ...vi rivelerò ciò che ho colto a scoppio ritardato, e cioè che .tn è la sigla per la Tunisia, ma "mouatn" = مواطن  letto tutto insieme vuol dire "cittadino"! E' molto interessante: trattasi di un social network per la partecipazione attiva alla vita politica della Tunisia, tramite proposte di idee e crowdsourcing (per le capre in informatica come me, ve l'ho detto, in soldoni è il principio di wikipedia), e con una sezione dedicata specificamente alla discussione degli articoli della nuova costituzione. Qui spiega un po' come funziona (testo in francese + presentazione in inglese).

domenica 9 giugno 2013

L'estetica ai tempi di Ben Ali

Da metà aprile, come alcuni sanno, ho cambiato casa, e il mio nuovo coinquilino è Dali (che non è il pittore, ma sta per Mohammed Ali), 28 anni, artista-filosofo-studente-girovago. Durante una delle nostre sessioni di cazzeggio su internet...ehm...volevo dire di dialogo interculturale con l'ausilio di YouTube, ha esordito: "Ora ti faccio vedere una cosa che ha traumatizzato tutti noi quando eravamo piccoli, cazzo". Ah, sì, dovete sapere che il mio coinquilino ha l'abitudine di terminare ogni, e dico ogni sua singola frase con la parola زبي "cazzo". Che ci volete fare, è fatto così.

Il video:



Ordunque, si tratta di uno spot del ministero della sanità tunisino legato a una campagna di vaccinazioni. Era il 1987 e Ben Ali era appena diventato presidente.
Seguiamo il video con ordine, è imperdibile.
Già il logo in apertura è tremendo: un angelo con un'espressione a dir poco disperata (perché?!), le ali scheletriche, la veste viola - il colore di Ben Ali! - e tra le braccia un'enorme siringa. La scritta sottostante dice "Giornata nazionale del vaccino".
Quindi, ecco una veduta della medina di Tunisi e una voce narrante che recita qualcosa tipo: nonostante tutto sembri tranquillo, i genitori espongono i figli a mille pericoli quando li gettano in strada con nient'altra protezione che un semplice "Mi raccomando sta' attento!".
A questo punto, iniziano delle sequenze degne di David Lynch. Dai vari vicoletti sbucano dei mostri in forma di pupazzoni: ognuno di essi rappresenta una malattia diversa, con tanto di descrizione degli spaventosi sintomi da parte della voce narrante.
In ordine potete ammirare:
- il morbillo, che ovviamente è rosso, e che porta sulla testa dei gufi, simboli di sventura presso gli arabi, e addosso alcuni simboli musulmani come la khomsa, o mano di fatima, e il pesce;
- il tetano, che ha sulla testa una lametta da barba gigante ("chi è questo che viene armato?") e che rende il malato "incapace di muovere la bocca e il collo: neanche da mangiare gli si può dare!";
- la tubercolosi, che è quella specie di cattivissimo bananone giallo che "attacca il petto" e "fa sputare sangue";
- la pertosse, un uccellaccio allucinato che "può portare il bambino alla morte";
- la poliomielite, un vecchio che si trascina dietro un arto staccato, perché "chi vi si ammala rimane handicappato tutta la vita";
- la difterite, un subdolo bruco, che "fa smettere di funzionare il cuore in un colpo solo"!

Bisogna debellare queste malattie, recita la voce, e non c'è altro rimedio che...il vaccino.
Ed ecco spuntare quella...quella...quella abominevole mano BLU con SEI DITA (perché?!), che impugna la siringa a mo' di pistola, e uccide i mostri.
A quel punto, lo vedete da voi, seguono sei ore e quaranta di scene di bambini che trascinano i brandelli dei pupazzoni in riva al mare e ne fanno un rogo purificatorio.

Titolo del video su YouTube: "Il video che ha terrorizzato un'intera generazione di bambini tunisini, 1987".
Commento di Dali: "Io, da bambino, ogni volta che partiva questo spot alla tv, piangevo e mi nascondevo, cazzo. Vedi l'estetica di Ben Ali: il terrore, sempre il terrore, cazzo!".
Però non si può negare che il regista abbia avuto, nel suo modo perverso, un sacco di fantasia. O, forse, che si sia fumato un sacco de zatla.


venerdì 31 maggio 2013

Struzzi della dittatura


Una delle due prof. che ho avuto nel trimestre gennaio-febbraio-marzo, una donna eccezionale, una volta ci ha proposto la lettura di un brano fuori programma, da lei personalmente scelto.
Mi ha colpito, così ho pensato di tradurvi qui il punto saliente.
Per quanto l'autore sia il siriano Al-Kawakibi, che scriveva queste cose a fine '800 avendo in mente la tirannide dell'impero ottomano, è facile capire come queste righe possano stare a cuore a una tunisina che ha vissuto tutta la sua vita sotto dittatura, e che per di più fa l'insegnante. Ora capirete perché.


<<  Il dittatore si permette di governare le persone secondo la sua volontà, non secondo la loro, e le processa in base al suo capriccio, non alla loro legge; sa di essere un usurpatore e un violatore, e preme i tacchi sulle bocche di milioni di persone, bloccandone le parole di diritto e le continue rivendicazioni.

Il dittatore è nemico del diritto, nemico della libertà e assassino di entrambi; il diritto è il padre dell'umanità e la libertà è la madre, le persone comuni sono i bambini orfani che dormono ignari, e gli intellettuali sono i loro fratelli maggiori: se li svegliano, quelli si scuotono; se li invitano, quelli rispondono.

Il dittatore oltrepassa il limite perché non vede ostacoli: se l'oppressore vedesse una spada al fianco dell'oppresso quando si accinge a compiere l'ingiustizia, ci rinuncerebbe - come si suol dire, "bisogna essere pronti alla guerra per impedirne lo scoppio".

Il dittatore costringe la gente a legittimare la bugia, l'imbroglio, l'inganno, l'ipocrisia, il servilismo, la repressione dei sentimenti e l'automortificazione. Ne consegue che egli educa la gente a tutte queste buone qualità. Onde per cui, i padri vedono la fatica che fanno per educare i loro figli - l'educazione primaria - andare inesorabilmente a vuoto, prima o poi, sotto i piedi dell'educazione della dittatura, così come era stata vana, a sua volta, l'educazione che a loro avevano dato i loro padri. Perché gli schiavi di un potere che non ha limiti non sono padroni di loro stessi, né sono sicuri di educare i propri figli alla loro maniera, bensì allevano struzzi per i dittatori, aiutanti di questi ultimi contro i padri stessi. In verità i figli, in epoca di dittatura, sono catene di ferro che legano i padri ai picchetti dell'ingiustizia, dell'umiliazione, della paura e della costrizione, perciò la riproduzione della specie in quanto tale, in tempo di dittatura, è un'idiozia, e preoccuparsi dell'educazione è una doppia idiozia.
Dice il poeta:
Se continua così e non avviene un cambiamento
non si piangono i morti e non si festeggiano le nascite.>>

Da Abd al-Rahman al-Kawakibi, Caratteristiche della tirannide e fine della schiavitù (طبائع الاستبداد ومصارع الاستعباد), 1902.





mercoledì 29 maggio 2013

Rumore libero




Date un'occhiata a questo progetto che viene portato avanti da alcuni amici tunisini: qui e qui.

Si chiama بلاش حس "Blech 7ess", espressione che in arabo tunisino significa letteralmente "senza rumore", nel senso di "non fare rumore, fai silenzio!". Ma dal momento che "blech" oltre a "senza" significa anche "gratis", ecco che il senso di quella originaria frase intimidatoria viene capovolto e diventa il nome di uno studio di registrazione autogestito, dove ciascun gruppo o musicista è il benvenuto a registrare "rumore gratis", nel senso di musica gratis. Doppiamente gratis, perché lo studio può sì essere usato senza sborsare un dinaro, ma ad una condizione: che la musica che ne esce sia fruibile liberamente anche dagli ascoltatori, su internet, sotto licenza Creative Commons.
Fico, no?

Mini-nota per chi magari non lo sa e si è stranito: i ragazzi arabi, quando devono scrivere parole arabe con l'alfabeto latino - tipicamente, negli sms e su internet - usano i numeri per rappresentare delle consonanti che non possono essere rappresentate da alcuna lettera latina (in base a un criterio di somiglianza grafica tra quelle lettere arabe e alcuni numeri). La 7 di 7ess, quindi, non è un mio errore di battitura, bensì è quella meravigliosa faringale che sentite nel video. 


Quella dello studio di registrazione, in realtà, è solo l'idea iniziale: simbolo del diritto di fare caciara, il locale di Blech 7ess sta diventando una sorta di centro sociale. Sì, lo so, da matti, un centro sociale in Tunisia. Beh, non immaginatevi un centro sociale occupato, perché in realtà i ragazzi pagano l'affitto, eheh. Ma è un affitto irrisorio perché l'appartamento si trova in un palazzo a dir poco diroccato, e per metterlo a nuovo si sono improvvisati tutti falegnami, imbianchini, elettricisti e artisti. Adesso  l'interno fa la sua porca figura.




 




Oltre alle registrazioni, quindi, al momento vi si svolgono assemblee e workshop, vi si organizzano concerti, vi si stampano magliette, vi si realizzano e vendono oggetti vari per autofinanziarsi e, ultima novità, vi si tengono tutti i giorni lezioni di lingua gratuite (arabo classico, arabo tunisino, arabo siriano, italiano).

 Oggetti autoprodotti: bloc-notes e gioiellini vari.


 La leggendaria "macchina delle magliette".

 Lezione di italiano avanzato per tunisini.

 Lezione di dialetto tunisino per stranieri (a sinistra) e lezione di italiano base per tunisini (a destra).

(Tutte le foto sono tratte dalla pagina facebook di Blech 7ess).


In bocca al lupo a tutta questa gente che ha voglia di fare.

Logo di Blech 7ess.



venerdì 24 maggio 2013

A chi ha la scabbia prudono i gomiti (aka "il velo di Ben Ali, non il velo di Ghannouchi")

Qualche sera fa ero in una bettola di Tunisi con due amici tunisini e con una mia amica venuta a trovarmi dall'Italia.
A un certo punto, noto una ragazza con la madre in un tavolo vicino. Siccome solo poche ore prima la mia amica, che mi ha già fatto visita una volta in Egitto, andava comparando bellezze egiziane e bellezze tunisine e decretava la vittoria di queste ultime (specie per quanto riguarda il genere maschile in realtà, ma non solo), le dico, come a conferma delle sue stesse conclusioni: "Guarda che bella la ragazza a quel tavolo". Poiché l'ho detto in italiano e l'amico tunisino S. mi guarda con aria interrogativa, gli traduco: "Niente d'importante, ho detto solo che c'è una ragazza davvero bella". "Dove?!" Faccio un cenno con gli occhi: "A quel tavolo". Lui si gira, guarda - viva la discrezione! - si rigira e ci bisbiglia "Insomma...". Finisce lì. Parliamo d'altro, ridiamo, scherziamo.

Senonché...dopo un minuto, la madre della ragazza si alza e inizia a sbraitarci contro, e in particolare contro il povero S.! Io non capisco granché di quello che succede - linguisticamente ho sempre problemi a capire le persone anziane...specie se, come in questo caso, parlano in maniera accalorata ciancicandosi le parole a velocità supersonica - ma capto nomi di personaggi politici, tipo Ben Ali e Ghannouchi (fondatore del partito Ennahdha, n.d.Luce)! Immaginate la mia confusione. Capisco che la ragazza ce l'ha con noi perché ha colto che parlavamo di lei e ha riferito alla madre ma, vi giuro, non riesco a capire la connessione con quei nomi. Cerco di chiedere spiegazioni a S., ma lui si è sotterrato nella sua seggiola, è tutto rosso e non muove un muscolo. Perché nel frattempo tutta la trattoria si è girata a guardare la scena, perfino il proprietario è arrivato per cercare di calmare la vecchia, che continua a urlare. A un certo punto la sento dire qualcosa come "Forse le tue amiche sono straniere, beh allora forse farebbero meglio a pensare agli affari loro o a tornare al paese loro!", e lì interviene l'altro amico M., che le dice pacato: "Perché deve parlare così, signò? Questa ragazza è qui per studiare l'arabo e sta qui da ottobre, è più tunisina di noi!" (che tesoro).
Niente, la soap opera continua e non riesco a capire bene perché. Mi sento malissimo. Chiedo a S.: "Ma è perché tu ti sei girato a guardare la ragazza? Pensa che tu voglia insidiare sua figlia?! Scusami, è tutta colpa mia. Vado a parlare con loro per chiarire?" e lui mi risponde sottovoce "Lascia perdere, si vede che sono persone che non vogliono né ascoltare né capire. Poi ti spiego". Io faccio di testa mia, vado dalla ragazza, che mi sembra più ragionevole, e le dico: "Ascolta, sono straniera perciò non ho capito bene cosa dice tua madre. Volevo scusarmi perché in ogni caso non è bello indicare o parlare alle spalle della gente, per cui avete pienamente ragione; ma io ho solo fatto notare alla mia amica che eri bella e ho poi tradotto la stessa frase in arabo al mio amico - che per questo motivo si è girato. Mi dispiace se ti abbiamo dato fastidio, ma tieni conto che il mio era un commento innocente, anzi, in realtà avevo pure detto una cosa bella su di te". Avrei voluto aggiungere: come mai quando passate su un marciapiede pieno di soli uomini seduti al caffè, che commentano, danno voti e quant'altro, non sbroccate così? La prossima volta che ci passo io, mi è consentito fare questa sceneggiata mentre mi squadrano da capo a piedi e parlano di me? Se è così, buono a sapersi!



Comunque, la ragazza è visibilmente lusingata e sorride di imbarazzo. Mi dice "No, sai, perché ho visto lui ridere e pensavo mi prendeste in giro." Io cado dalle nuvole..."Guarda, probabilmente stavamo ridendo per un altro argomento". La ragazza spiega l'equivoco alla madre, entrambe si calmano e ritorniamo tutti ai nostri posti, avventori e proprietario compreso.

Finalmente i due amici mi spiegano l'arcano: le due pensavano che stessimo commentando, anzi sbeffeggiando, il velo che la ragazza portava. La tipa in questione portava un foulard un po' sceso dietro la testa, nel senso che uscivano fuori un sacco di capelli sopra la fronte. Secondo loro, quindi, stavamo tacciando la pischella di ipocrisia, del tipo "Guarda quella che porta il velo per finta, perché poi in realtà si vedono tutti i capelli". A parte che non avevo minimamente fatto caso a tutto ciò, ma anche se fosse...ma posso io, che non porto il velo affatto, che manco sono musulmana, e manco sono credente in generale, prendere in giro il velo di una tipa tunisina perché non è abbastanza coprente?!
La vecchia, perciò, andava dicendo cose come "Questo è il velo di Ben Ali, non di Ghannouchi!" - frase che va interpretata come: noi portavamo il velo così già quando la Tunisia era un 'paese laico', non siamo delle islamiste dell'ultim'ora, che hanno iniziato a fare quelle religiose solo dopo la rivoluzione e l'avvento di Ennahdha. Almeno, credo che vada interpretata così, ma questa epica frase, tra noi quattro, è stata poi oggetto delle più varie elucubrazioni per il resto della serata.
E infine, a titolo di spiegazione conclusiva dell'episodio, e in particolare del fatto che non si sa da dove le due abbiano tirato fuori che noi stessimo parlando del velo, mi è stato insegnato un proverbio tunisino che, come senso, equivale più o meno al nostro avere la coda di paglia.
Non chiedetemi perché, ma si dice:

 المجراب تهمزو مرافقو
A chi ha la scabbia prudono i gomiti.

lunedì 20 maggio 2013

Salafiyya / boulisiyya

E fu così che il ministero dell'Interno vietò ai salafiti di fare la loro riunione a Kairouan, la più importante città santa del Maghreb: un megacongresso chiamato "أنصار الشريعة" "Fautori della shari'a" o qualcosa del genere, che si è già tenuto lì l'anno scorso e quello prima ancora (da dopo la rivoluzione, insomma). Ma quest'anno c'era di diverso che è uscita fuori tutta questa storia qua del monte Chaambi e il governo era nella posizione di doversi dissociare dai gruppi di presunti terroristi. O, magari, è tutto quanto un teatrino per distogliere l'attenzione dei tunisini, per esempio, da quest'altra storia qui.
Fatto sta che Abou Yiadh disse "Noi la megacosa la faremo lo stesso e, se tentano di impedircelo, saranno responsabili loro di ogni goccia di sangue che sarà versata". La cosa non deponeva bene. Per inciso, questo tizio è un personaggio di fantascienza, ricercato come responsabile dell'attacco dello scorso settembre all'ambasciata americana, e che si dice sia sfuggito alle guardie uscendo indisturbato dalla moschea El-Fath (proprio accanto al mio attuale appartamento) grazie a un travestimento da donna col niqab - oh, io non lo so se è vero, ma voglio crederci perché è una storia così trash che non posso non amarla in qualche modo.
Fu così che all'alba la polizia intercettò i salafiti diretti a Kairouan e arrestò il loro portavoce (no, non il tizio trash, un altro). Allora fu così che quelli, che dicono tanto di tornare alle origini dell'Islam e alle antiche tradizioni etc., ma che in realtà sono ragazzetti dell'età mia che usano twitter, facebook e telefonini a manetta, diffusero ai loro compagni l'avviso di cambiare location e di incontrarsi tutti a Hay Ettadhamen, un quartiere periferico di Tunisi.
Fu così che a Hay Ettadhamen successe il panico, polizia, sassi, barricate, lacrimogeni, proiettili, fuoco.
Fu così che, mentre io mi stupivo del fatto che, qui, rendetevi conto, i sovversivi che prendono a sassate i poliziotti sono dei barbuti ultraconservatori ultrareligiosi, gli amici tunisini intanto, non sapendo quale dei due schieramenti odiare di più, commentarono: ma magari si facessero fuori a vicenda, salafiyya e polizia, così ci liberiamo di entrambi.
Non sapevano che sarebbero morti davvero due ragazzi...

sabato 18 maggio 2013

Un po' di buona musica

Li ho rivisti live per la seconda volta, e non c'è niente da fare, per me sono il miglior gruppo tunisino in circolazione.
Si chiamano Gultrah Sound System, e per una volta tralascio la storia della band e i testi delle canzoni: piuttosto, metto qua sotto alcuni brani perché possiate ascoltarli e basta, così lascio spazio alla musica ché ne vale la pena perché è bella assai, e a questo violino qua, che alla fin fine parla una lingua universale.


 Gultrah Sound System - "Goulouli":



Gultrah Sound System - "Elli tchelou":


Gultrah Sound System - "Dada 3icha":


Gultrah Sound System - "Bled akher zman":

giovedì 25 aprile 2013

"La politica senza cultura non è che rovina dell'anima"

...parole di Selma Hajji, che ha vissuto con me da ottobre a marzo e alla quale, ora che non siamo più coinquiline, devo dedicare qualche riga!
Conosciuta tramite un amico di più vecchia data - di cui spero di parlare prossimamente, essendo lui un personaggio estremamente interessante (aggiornamento: ne parlo qui) - ha 22 anni e studia scultura all'accademia di belle arti di Tunisi.

 

                                                  Nella nostra ex-casa in preda a un attacco d'arte delle ore 02.05 di notte.


Quando l'ho incontrata la prima volta si era appena rasata i capelli a zero. A chi le chiedeva "Ma che hai fatto?!" rispondeva cose come "Voglio vedere come faranno adesso i salafiti a dirmi che devo coprirmi i capelli!" o "Sai, ho un cancro nell'anima." Provocazioni a parte, la faccenda è più profonda di quanto sembri: a scatenare il gesto è stata una vicenda tunisina dello scorso settembre, in cui una ragazza è stata violentata da due poliziotti, e ad essere condannati non sono stati solo questi ultimi per stupro, ma inizialmente anche lei per oltraggio alla morale (stava infrattata col fidanzato nella macchina parcheggiata; se non sapete nulla di questa storia che ha fatto indignare mezza Tunisia, potete leggere per esempio qui). Da qui sono seguite, nella capoccia di Selma, considerazioni sulla visione della donna come demonio seduttore; sulla 'awra (vedi due post fa); sull'effettiva necessità di discutere di quante ciocche di capelli possano o non possano fare capolino dal velo, o quanti centimetri una gonna possa essere sopra o sotto il ginocchio per costituire nella testa di alcuni un invito sessuale, o una giustificazione alla molestia o alla violenza; su come la religiosità dovrebbe essere un fatto interiore e non di posa o vestiario, e la morale non dovrebbe misurarsi, ad esempio, con la maggiore o minore visibilità di capelli lunghi e fluenti, segno della seduzione per eccellenza tra i maschioni di queste parti: come se una donna femminile e seducente non potesse essere una buona musulmana di sani principi morali...o come se, invece, coprendo più pelle o privando una donna dei capelli ne eliminassimo automaticamente la femminilità e il sex appeal. Quindi adesso mi taglio tutti i capelli e vediamo un po': è andata così.

La sua prima opera che ho visto è stata questa:


Si trattava di una mostra collettiva che doveva avere come tema il colore nero; Selma ha scelto di rappresentare una "vedova nera", che però non è più costretta, come la biologia vorrebbe, ad assassinare e sbranare il partner dopo l'accoppiamento per assicurarsi la forza necessaria alla deposizione delle uova, perché è dotata di preservativi e quindi entrambi lui e lei possono vivere sereni. Si potrebbe obiettare che così la nostra eroina evita sì la morte del compagno e la vedovanza, ma anche la maternità e la procreazione...ma qui stiamo parlando della Tunisia, ricordate? Non è così banale, qui, ribadire che la donna non è solo matrimonio casa e figli; e quest'opera, come lascia intendere la didascalia, parla di libertà di scelta.


Poi fa opere sui temi del piccolo, del quotidiano, del brutto e del disgustoso, perché secondo lei lì in realtà c'è la vera vita, prendete ad esempio questa serie di sculture in resina che rappresentano gomme da masticare:




Queste sono gomme vere, ciascuna sotto teca col nome del masticatore che l'ha sputata: come fossero i ritratti delle persone di cui...hanno fatto parte.

Lo stesso dicasi per questo video dal titolo "Sputo":


Il Goethe Institut di Tunisi ha indetto un concorso perché degli artisti decorassero con le loro opere la facciata dell'istituto stesso, ciascuno per un periodo di un mese.
Selma è stata tra gli artisti selezionati e premiati - qui potete leggere un'intervista a lei fatta dai crucchi per l'occasione - e la sua opera è stata questa:


E' un fotomontaggio (poi stampato in un formato enorme e appeso alla facciata) sulla base di una foto dell'89 della caduta del muro di Berlino (questa), in cui c'è un parallelo con la rivoluzione tunisina, dato dalla parola "Dégage" fotoscioppata sul muro, ma in cui, soprattutto, al posto dei soldati che abbattono il muro, al centro, si vedono personaggi della cultura e dell'arte sia tedeschi che tunisini, come Nietzsche, Fritz Lang, Aboul Qacem Echebbi - il poeta nazionale tunisino, che guida il gruppo e che è contrassegnato dall'unico elemento rosso, sulla capoccia. Perché la rivoluzione culturale dovrebbe venire prima della rivoluzione politica o delle armi, anzi, perché "la politica senza cultura non è che rovina dell'anima"!

martedì 23 aprile 2013

Basta un poco di zucchero

Lo sapevate? In Tunisia la pillola del giorno dopo la danno normalmente in farmacia come l'aspirina. Senza ricetta. L'avreste detto che su questa cosa stanno più avanti di noi?



giovedì 21 febbraio 2013

"Bella ciao", mi imbarco per Lampedusa

Mentre va avanti questo micidiale teatrino politico tunisino - governo tecnico sì (ci copiano?!), governo tecnico no, dimissioni sì, dimissioni no, ora il capo del governo si è dimesso "però se me rivolete ritorno"...no, ma facessero con comodo, sono passati più di 10 giorni e non c'è assolutamente alcuna urgenza, eh... - dicevo, mentre attendiamo gli esiti, vi parlo di qualcos'altro, giusto per stemperare la tensione. Ma neanche troppo...

 
C'è questo giovane cantautore tunisino che tempo fa ho visto anche in concerto.
Due accordi in croce ma molta verve. 
Ha suonato in giro per il Maghreb, in Francia, in Canada, negli Stati Uniti; in compenso, fino a due anni fa, in patria era pluricensurato dalle autorità, che annullavano i suoi concerti.
A vederlo, col suo cappello sempre calato a fargli ombra sul viso, il suo fare in apparenza timido, i suoi concerti di sola voce e chitarra, non lo diresti un pericoloso sovversivo: e invece sta tutto nei suoi testi satirici e non banali.
 
Il suo vero nome è Bayram Kilani, ma il suo nome d'arte viene dal bendir, uno strumento a percussione tradizionale del Nord Africa che lui definisce "il simbolo del lecchinaggio": è così che sceglie di impersonare un supereroe-antieroe asservito al potere, e sulla falsa riga di Batman, Spiderman, eccetera, dà vita al personaggio di Bendirman, "più veloce della tartaruga di La Fontaine, più intelligente dell'ispettore Gadget (...), dotato del potere di volare attivato dal consumo di un'erba magica della quale lui solo conosce il nome (marijuana), non cessa di battersi contro nemici ancor più chimerici di quelli di Don Quichotte..." (tratto da qui).

Non che adesso il nostro risparmi la nuova classe politica (soprattutto adesso che sembra non gli tappino la bocca come prima); qui, però, propongo tre sue canzoni scritte ai tempi di Ben Ali.
Ringrazio tantissimo Bilele de Roma e Selma de Tunis per la collaborazione alle traduzioni dei testi.
 
La prima canzone allude fin troppo chiaramente ai bizzarri risultati elettorali che si avevano in Tunisia sotto il regime. Sì, nelle elezioni-farsa il partito del presidente Ben Ali risultava davvero vincitore col 99%...



Bendirman - "99%"

Quanti anni sono che sto seduto su questa poltrona? yo, yo
Cos'é? tu cittadino ora vorresti partecipare? yo
Non ci sono morti di fame, né poveri, né disoccupati
non c'é gente in carcere, né malati negli ospedali
Non ci sono morti di fame, né poveri, né disoccupati
non c'é gente in carcere, né malati negli ospedali
Mangiate e bevete, ve la spassate tutto il tempo
vivete nel benessere, godete di ogni libertà

99% : democrazia a sazietà
99% : democrazia a sazietà

"Nel quadro della politica di distribuzione delle risorse al popolo
il governo di Bendirland ha esentato tutti i cittadini dalle tasse
e, conseguentemente a questa saggia politica,
Bendirman ha fatto dono di un'automobile Hammer ad ogni cittadino"
(come quella di chi sappiamo, insomma)

Voglio governarvi ancora di più
godete, godete della libertà
Sostituitemi, vi prego:
la poltrona mi si è affezionata e non mi lascia più!
Hey! Cinque, sette, dieci anni...l'eternità
votate per Bendirman, o nessun altro
Cinque, sette, dieci anni...l'eternità
votate per Bendirman, o nessun altro!
E se non mi votate, chi se ne importa, chi se ne importa
i vostri voti, le vostre grida, non mi interessano, non mi arrivano:
la mia urna, a me, non mi abbandona mai:
com'è?

Entra scheda blu, esce rossa
entra scheda gialla, esce rossa
entra scheda verde, esce rossa:
Gloria a Bendirman, che cambia i colori!
Gloria a Bendirman, che cambia i colori, Bendirman!

99% : democrazia a sazietà
99% : democrazia a sazietà

"Annunciati i risultati delle elezioni nel paese di Bendirland:
vince Bendirman col 107%
ma, conseguentemente alla sua saggia politica e al suo retto governo,
Bendirman ha abbassato questa percentuale al...

99% : democrazia a sazietà
99% : democrazia a sazietà".


Il secondo pezzo è un suo famoso tormentone, pieno zeppo di doppi sensi, dove la parola "système" indica sia l'impianto elettrico che il sistema politico, e i vari "toccare" e "infilare le dita" alludono a ovvie immagini sessuali.



Bendirman - "Système"

Non toccare il sistema
ché prendi la scossa
ahi ahi ahi, ahi ahi ahi
e se vuoi toccarlo
infilaci solo un dito medio.

Il sistema è tutto un problema
il sistema è guasto:
l'abbiamo stuzzicato con le dita,
ci hanno chiuso facebook.

Se hai un fusibile
mettitelo in mezzo alle gambe,
perché il sistema
ti f...ulmina.

Non toccare il sistema
ché prendi la scossa
ahi ahi ahi, ahi ahi ahi
e se vuoi toccarlo
infilaci solo un dito medio.

Ascoltate, ragazzi,
il consiglio di Bendirman:
non toccate il sistema
e vivrete sicuri.

Poi, se ti piace toccarlo,
fa niente, vivi da leccaculo
perché il sistema
ti fulmina a regola d'arte.

Non toccare il sistema
ché prendi la scossa
ahi ahi ahi, ahi ahi ahi
e se vuoi toccarlo
infilaci solo un dito medio.

Quando giochi col sistema
stai attento a toccarlo con la mano
trovi i suoi fili scoperti
e una manganellata che ti aspetta.

Uniamoci, facciamo una colletta,
è l'unica soluzione!
Tanti fili, tante prese:
facciamo un sistema nuovo!

Non toccare il sistema
ché prendi la scossa
ahi ahi ahi, ahi ahi ahi
e se vuoi toccarlo
infilaci solo un dito medio.


All'indomani della cacciata di Ben Ali, quando i pischelli tunisini erano pieni di belle speranze per il futuro (adesso la situazione è un po' diversa...), Bendirman, dal vivo, era solito modificare le parole in questo modo, tra gli applausi generali:

Abbiamo toccato il sistema
e non abbiamo preso la scossa...


Il terzo brano, infine, non può lasciarci indifferenti: si tratta, oltre che del cavallo di battaglia di questo artista nei live (!), di una cover della canzone della resistenza italiana per eccellenza.
Qui, come il partigiano italiano, anche il migrante tunisino saluta la sua bella, ma a lui non toccherà alcuna fossa sotto l'ombra di un bel fior, perché mentre il primo va a morire sui monti, il secondo va a morire per mare. Diretto proprio in Italia.
Il risultato di questa trovata mette i brividi.




Bendirman – "Habiba ciao"

Domani, quando ti sveglierai, non mi troverai
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
metti Rai Uno, forse mi vedrai
saltellare in terra italiana.

Tesoro, scusa, perdonami ti prego
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
quando ti farò ciao da Lampedusa
esulta e ringrazia Dio.

Tornerò col pacco e la Lamborghini
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
non chiuderò occhio se mi serberai rancore,
porterò a sposarti Bendirman.

Sia che vediamo quel paradiso coi nostri occhi
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
sia che affoghiamo e moriamo senza sepoltura,
la mia anima tornerà da te a nuoto.

Non avevo intenzione di schiodare
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
non fosse stato per l'oppressione e la vita bastarda:
mi hanno chiuso le porte in faccia!

Sono strozzato dall'insonnia
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao,
ritornerò o in una bara, o come sposo,
nel paese della polizia.







         "Lampedusa mon amour ou l'embarcation de la mort", scultura di Taoufik Behi.